co branding definizione vantaggi esempi

Come fare Co-branding: definizione, vantaggi ed esempi

Ogni volta che due o più marchi decidono di avviare una collaborazione strategica potrebbero esserci i presupposti per parlare di co-branding. Ora più che mai, i brand stanno esplorando nuove opportunità per acquisire quote di mercato e interagire con i potenziali consumatori.

Per molti esperti di marketing, specie quelli abituati a pensare fuori dagli schemi, la collaborazione con un altro marchio è vista come un’opportunità per lanciare campagne innovative ed efficaci. In questo articolo svilupperò il concetto di cobranding e analizzerò i fattori da considerare per creare una “cobranding strategy” di successo.

Definizione di co-branding

Il co-branding è una strategia tra due o più marchi finalizzata all’introduzione di un nuovo prodotto o servizio sul mercato. Le caratteristiche di questo prodotto o servizio saranno radicate negli attributi e nelle competenze chiave dei due marchi cooperanti.

Il co-branding può essere una strategia molto efficace che rafforza entrambi i marchi i quali, lavorando insieme, ottengono un risultato che difficilmente avrebbero raggiunto se avessero agito in modo indipendente.

Differenza tra co-branding e co-marketing

A differenza del co-branding, in cui le aziende co-creano un prodotto nuovo e unico, il co-marketing nasce quando due marchi differenti promuovono più prodotti attraverso una campagna combinata. Qui, il focus della strategia è sulla comunicazione. Le aziende si sforzeranno di allineare i loro messaggi per catturare l’attenzione del pubblico di destinazione.

Il co-marketing è efficace quando le aziende si impegnano a vicenda e promuovono in modo incrociato prodotti o servizi esistenti. In circostanze in cui i marchi vogliono trasmettere una connessione più profonda e creare un’offerta nuova e avvincente, un’iniziativa di co-branding può generare risultati e ricavi interessanti per ciascun partner.

Perché fare co-branding

Il co-branding è una strategia utile per le aziende che hanno la necessità di aumentare:

Molte tipologie di attività, come rivenditori, ristoranti, produttori di automobili e produttori di elettronica, utilizzano il co-branding per creare sinergie basate sui punti di forza unici di ciascun marchio.

Le aziende, però, dovrebbero scegliere con molta attenzione i partner di co-branding. Per quanto un’impresa possa trarre vantaggio da una collaborazione con un altro marchio, possono esserci anche dei rischi. Una buona strategia consiste nel lanciare lentamente un prodotto o servizio in co-branding, dando così al mercato il tempo di analizzarlo e valutarlo.

A tal proposito, ti consiglio di leggere anche il mio articolo dedicato all’ingredient branding.

Andiamo, ora, a vedere quali sono i pro e i contro di una strategia di co-branding.

Vantaggi

Se vengono rispettate le linee guida impartite da entrambi i brand e la fase di produzione è impeccabile, entrambi i marchi ne trarranno beneficio, anche in termini di crescita della brand awareness.

Le aziende guadagnano rispetto e credibilità quando collaborano con un partner di marca ambizioso e dall’ottima reputazione. Il co-branding consente a ciascun partner di generare entrate, attirare nuovi clienti, condividere il rischio d’impresa e sostanzialmente raddoppiare il budget pubblicitario.

Rischi

Il co-branding si basa sulla collaborazione. Quando culture aziendali completamente diverse si incontrano, non sempre l’iniziativa si conclude con un successo. Tra le componenti più importanti per la riuscita di un progetto di collaborazione troviamo:

  • Forte fiducia reciproca tra le parti;
  • Rispetto degli accordi e delle linee guida;
  • Condivisione delle risorse.

Quando tali presupposti vengono a mancare, difficilmente la collaborazione può continuare. Inoltre, i marchi devono considerare la reazione dei consumatori a questa nuova partnership. Se i clienti fanno fatica ad individuare una connessione logica e sensata tra i due brand, il progetto può fallire e le conseguenze possono essere dannose per entrambi i marchi.

Inoltre, è necessario considerare aspetti come il capitale reputazionale e il posizionamento sul mercato di entrambi i marchi prima di procedere. Ad esempio, se un prestigioso marchio di fascia alta si accorda con uno considerato di qualità inferiore, la partnership di co-branding può precipitare. In questo caso, infatti, verrebbe inevitabilmente lanciato un messaggio contrastante, passibile di generare confusione nei consumatori.

Esempi di strategie di co-branding

Scopriamo, insieme, alcune partnership di aziende anche abbastanza famose che con successo hanno dato vita a progetti di co-branding.

BMW e Louis Vitton

Quando un marchio automobilistico di prima classe collabora con un brand dell’alta moda, ottenere dei buoni risultati è sicuramente meno complicato. I fans del marchio BMW sono attenti ad aspetti come la qualità costruttiva e le elevate prestazioni. Questi stessi tratti coincidono perfettamente con la qualità percepita della linea di abbigliamento, pelletteria e valigeria d’élite di Louis Vuitton.

Non a caso, nel 2014 le due aziende hanno dato vita ad un’efficace operazione di co-branding. Attraverso la ricerca, l’esperienza nella produzione e la devota collaborazione, Louis Vuitton ha introdotto una linea di valigie che può essere riposta con precisione all’interno del modello di lusso della BMW, la i8.

L’idea di avere quella valigia nel bagagliaio di quell’auto era di creare un’esperienza di viaggio super lussuosa. Si tratta di un’alleanza intrigante che mette in connubio i rinomati simboli di classe, design e innovazione dei due marchi.

Spotify e Starbucks

Nel 2015, nasce la collaborazione tra Starbucks, tra le più grandi catene di caffè al mondo, e Spotify, servizio musicale per l’ascolto di musica in modalità on-demand.

L’accordo consisteva nel dare agli abbonati del servizio musicale in streaming la possibilità di guadagnare dei punti da utilizzare presso uno dei locali della catena di caffetterie. Per i circa 150.000 dipendenti di Starbucks vi era, invece, l’opportunità di accedere gratis alla piattaforma musicale.

Spotify, inoltre, si impegnava a produrre playlist specifiche per Starbucks. La catena di caffè, d’altro canto, garantiva all’interno dei suoi bar la promozione del servizio musicale in streaming.

Nike e Apple

Nel 2006 diventa realtà la partnership tra Nike ed Apple, due marchi che non hanno bisogno di presentazioni. In particolare, viene sviluppato il prodotto Ipod Nike+ che unisce, come mai nessuno aveva fatto prima, il mondo dello sport a quello della musica. L’obiettivo di questo progetto di co-branding era molto ambizioso: cambiare il modo in cui le persone corrono.

A conferma della visione a lungo termine di entrambe le aziende, dopo dieci anni i due marchi hanno rinsaldato ulteriormente questa collaborazione. Nel 2016, infatti, viene presentato sul mercato l’Apple Watch Nike+, un dispositivo che unisce gli esclusivi cinturini Nike Sport con l’Apple Watch Series 2, quest’ultimo dotato di GPS, display due volte più luminoso e un potente processore dual-core.

Il dispositivo viene definito il compagno ideale per chiunque nutra una forte passione per la corsa, dai maratoneti a chi corre anche semplicemente per passione.

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